Il mondo fino a ieri.

“Il mondo fino a ieri. Che cosa possiamo imparare dalle società tradizionali?”, Jared Diamond, Einaudi

Diamond“Con questo libro mi auguro quindi di riuscire almeno a comunicare ai miei lettori il fascino che provo davanti alle tante e variegate forme di organizzazione della vita escogitate da altri popoli del mondo. Al di là di questo fascino, ciascuno sarà libero di provare a capire se qualcosa di ciò che così bene funziona per loro non potrebbe forse funzionare altrettanto bene per lui e per noi tutti come società.”

Dall’autore di “Armi, acciaio e malattie”, ecco un altro libro, come dice lui stesso, ricco di fascino e con una consistente componente autobiografica. Mi ha incuriosita subito, dato che sono molto attratta da questo tipo di racconti, cioè le esperienze umane e quotidiane di grandi menti, il loro modo di vederle ed elaborarle, oltre alla curiosità suscitata direttamente dall’argomento, le società tradizionali.

E non sono stata delusa: anche in queste pagine ho trovato lucidità nell’esporre i fatti, spiegazioni logiche corredano le osservazioni e la componente aneddotica rende il tutto più godibile.

Si affrontano temi di importanza sociale universale, come l’allevamento dei figli, il trattamento degli anziani, la risoluzione delle controversie e i due capitoli che mi sono piaciuti di più: la salute e la valutazione del rischio. Anche le questioni linguistiche sono molto intriganti.

Si impara molto, si riflette, si sorride e a volte non ci si spiega certe pratiche. Comportamenti e abitudini che ci sembrano così lontani ma che, come sottolinea l’autore, non lo sono poi così tanto.

Cercando in rete ho visto che ha ricevuto anche diverse critiche negative. Ad esempio “Survival international”, che difende i diritti dei popoli indigeni, ha pubblicato un articolo molto duro contro Diamond (http://www.survival.it/articoli/3290-cattivo-selvaggio), secondo cui “Il mondo fino a ieri” veicolerebbe il messaggio che i popoli tribali siano impegnati in una guerra costante, che solamente l’intervento dello Stato può interrompere. Si tornerebbe quindi secondo loro al mito del “cattivo selvaggio”. Anche i leader degli indigeni della Papua Occidentale, molto citati nel libro, hanno criticato aspramente il libro, e hanno preteso le pubbliche scuse dell’autore.

Personalmente leggendo il testo non ho rilevato questi messaggi, forse perchè troppo presa dall’ansia di leggere la prossima pagina, o forse perchè sono un po’ forzati.

Comunque credo che l’aggettivo più calzante per questo libro sia “affascinante”. Non è un capolavoro come “Armi, acciaio e malattie”, ma è un libro ricco, vale sicuramente la pena di leggerlo.

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